Architettura delle informazioni e alberatura di un sito web: perché sono importanti

Per architettura di un sito web si intende la strutturazione dei contenuti di un sito, cioè il modo in cui essi sono organizzati in categorie e pagine secondo una logica stabilita a priori.

Tipologie di architettura: la struttura ad albero

Molto spesso si sente parlare anche di “alberatura” di un sito, o site tree.

In effetti, se andiamo ad analizzare sulla carta il modo in cui sono organizzati concettualmente molti siti web ed ecommerce, la loro struttura ricorda proprio quella di un albero: la homepage rappresenta il tronco, la struttura portante da cui si diramano poi i rami principali (le categorie), che a loro volta si dividono in altri rami più piccoli (le sottocategorie), fino ad arrivare alle parti terminali dell’albero, le foglie (le pagine di prodotto, di servizio o gli articoli, nel caso si tratti di un blog).

Tutte le varie pagine sono collegate tra loro per mezzo di link, che permettono la navigazione tra le sezioni sia all’utente sia al crawler del motore di ricerca.

L’alberatura viene di solito rappresentata per mezzo di un diagramma, che illustra l’organizzazione e la gerarchia delle informazioni all’interno del sito web.

Anche se non è l’unica, la struttura ad albero è forse quella più diffusa e più convenzionalmente utilizzata quando si tratta di spiegare il concetto di architettura delle informazioni del sito web. In inglese viene definita come silos architecture, proprio perché formata da dei veri e propri “silos” (le categorie), in ciascuno dei quali vengono fatti confluire diverse tipologie di contenuti, separati secondo determinate logiche che vedremo tra poco.

Certo non è priva di rischi: sebbene infatti questa struttura sia facile da gestire, rischia di rendere difficoltosa la ricerca di determinate informazioni da parte dell’utente.

Questa struttura si distingue per essere una struttura fondamentalmente gerarchica, che crea ordine nei contenuti ma che, a sua volta, può incorrere nel rischio di diventare troppo complessa se non tenuta “a bada”. 

Di solito si consiglia infatti di non andare oltre i quattro livelli di profondità (dove il primo livello è la homepage). Questo per evitare che l’utente debba “scavare” troppo a fondo per trovare ciò che cerca ma anche per migliorare la scansione dei contenuti da parte del googlebot e non disperdere inutilmente crawl budget (ricordiamoci anche di utilizzare l’attributo no index per non rendere indicizzabili quelle pagine che non ci interessa compaiano in SERP).

Certo ci sono anche altri elementi da considerare per favorire la user experience e facilitare la navigazione dell’utente all’interno del sito web, come ad esempio i breadcrumb e la barra di ricerca

L’alberatura del sito non ha utilità solo a fini puramente SEO, ma riveste un ruolo di primaria importanza anche per conversioni, vendite e lead generation.

A cosa serve l’architettura di un sito web

Progettare l’architettura di un sito web prima che questo venga realizzato ha diversi scopi, tutti ugualmente importanti e funzionali alla buona riuscita di un sito.

Innanzitutto, come accennavamo poco sopra, ci permette di facilitare la scansione dei contenuti e l’indicizzazione da parte del crawler di Google, pertanto è senz’altro utile ai fini SEO. Una struttura di contenuti e pagine ben organizzati e interconnessi aiuta il bot di google a muoversi tra le pagine del nostro sito senza sprecare crawl budget prezioso.

Inoltre, aiuta anche l’utente a spostarsi agevolmente all’interno del sito e a capire dove trovare ciò che gli interessa. Soprattutto nel caso di un ecommerce, la navigazione dovrebbe essere il più intuitiva possibile e richiedere il minor numero di clic tra homepage e pagina prodotto.

Questo, si traduce automaticamente in un vantaggio per gli obiettivi di business, in quanto una migliore indicizzazione e una navigazione ottimale ci permettono di ottenere visibilità e aumentare le possibilità di conversione.

Come creare l’alberatura di un sito web

Ora che abbiamo chiaro il perché serve fare l’architettura di un sito web, è il momento di passare al come, cioè alla pratica.

Per semplificare il processo, fissiamo tre tappe fondamentali:

  1. definizione degli obiettivi
  2. identificazione dei contenuti
  3. scelta delle parole chiave

1. Definizione degli obiettivi

Il primo step per creare una architettura dei contenuti che sia davvero funzionale, è partire dagli obiettivi. Qual è l’obiettivo di quel sito web? Vendere online? Raccogliere contatti? 

Per definire obiettivi SMART, cioè  specifici, misurabili, raggiungibili, realistici e limitati nel tempo, dobbiamo partire innanzitutto da come l’azienda legata al sito intende guadagnare, quindi dal suo modello di business.

Se pensiamo alla stragrande maggioranza delle attività tradizionali possiamo facilmente mettere a fuoco due tipologie di obiettivi: la vendita diretta e la generazione di lead.

Ci sono poi però altri tipi di attività che si sono fatte largo negli ultimi anni, come quelle legate a progetti di imprenditoria digitale: pensiamo ai DNVB, i brand verticali nativi digitali in cui tutto il percorso d’acquisto nasce e si sviluppa online. Molti di essi vendono prodotti online e sono quindi associabili agli ecommerce, ma ve ne sono altri leggermente diversi, come quelli legati alla vendita di corsi online ed infoprodotti, quelli che propongono le subscription (acquisto di prodotti o servizi a carattere ricorsivo tramite abbonamento), oppure la vendita di spazi pubblicitari e programmi di affiliazione, cioè due delle modalità con cui monetizzano online magazine e i blog. 

Una volta identificati gli obiettivi di business, potremo inquadrare meglio i contenuti da inserire nella struttura del sito.

2. Identificazione delle categorie di contenuti

Se ci troviamo davanti ad un ecommerce, dovremo pensare alle categorie merceologiche che proponiamo e a come organizzare le diverse varianti che esse possono avere. Ad esempio, se abbiamo un ecommerce di arredamento, potremo avere la categoria divani, che a sua volta si struttura in altre sottocategorie per dare spazio alle diverse tipologie di divani disponibili, fino ad arrivare alle specifiche schede prodotto per ciascun esemplare. 

L’ideale sarebbe avere un sito che sia il più possibile focalizzato su un solo tema, cosa che ci permette di definire la tassonomia del sito e a creare un insieme di contenuti accomunati da un medesimo campo semantico e, quindi, di migliorare le opportunità di posizionamento SEO.

Come vedremo anche più sotto nella parte relativa alle parole chiave, strutturare un sito tenendo in considerazione il campo semantico di pertinenza aiuta a comunicare a Google la nostra autorevolezza e pertinenza in relazione ad un determinato topic.

I contenuti devono essere di alta qualità e originali, senza duplicati, né contenuti copiati da altre fonti sul web (guai!) o contenuti uguali tra diverse pagine di uno stesso sito. 

Certo, può succedere di avere pagine con contenuti molto simili tra loro, pensiamo ad esempio alla scheda di un prodotto in un sito ecommerce: un prodotto può presentare diverse varianti (taglia, colore, ecc) oppure può essere raggiunto tramite più di una URL. Quest’ultimo caso è rappresentato da quella che, in inglese, viene definita faceted-navigation.

La faceted-navigation, in italiano navigazione a faccette, non è altro che quel tipo di navigazione che troviamo di solito all’interno dei grandi ecommerce, specialmente multibrand, che ci permette di filtrare e ordinare i prodotti secondo diversi criteri come taglia, colore, prezzo, più venduto, ecc.

Nel video di esempio qui sopra all’interno di un noto ecommerce multimarca di abbigliamento e accessori, possiamo vedere come abbiamo dapprima selezionato una categoria di scarpe (sneakers-donna) e filtrato la ricerca per tre diversi criteri di taglia (taglia-38), sostenibilità (sustainable=true) e ordinato i risultati per prezzo decrescente (order=price&dir=desc).

Questa navigazione crea una moltitudine di url parametrizzate, che vanno inevitabilmente a impattare sul processo di scansione e, di conseguenza, sull’erosione del crawl budget. 

in questo caso la soluzione più pratica è quella di impostare un attributo “rel-canonical” per dire al motore di ricerca qual è la pagina principale da scansionare e indicizzare per quel determinato prodotto fra tutte quelle disponibili. 

È anche possibile intervenire lato CMS per fare in modo che pagine parametrizzate restituiscano un canonical di riferimento, questo perché, per alcune ricerche che portano molti volumi di traffico, può avere senso avere delle url parametrizzate che siano indicizzabili da motore di ricerca. 

3. Scelta delle parole chiave

Una volta individuati i contenuti, se vogliamo che questi siano funzionali agli obiettivi di business, dobbiamo assicurarci che rispondano alle domande degli utenti. In altre parole, al search intent, cioè l’intenzione di ricerca delle persone sul web. 

Ma individuare semplicemente le singole keyword non basta più: con i costanti aggiornamenti all’algoritmo che rendono Google sempre più abile nel comprendere le ricerche, è necessario passare dal concetto di parole chiave a quello di topic. Le parole chiave non sono termini fini a sé stessi, ma sono l’espressione di un concetto più ampio che l’utente ha in mente e che racchiude sotto di sé diversi insiemi di termini correlati tra loro.

Analizzare il search intent e studiare le SERP di Google ci serve anche per capire in che tipo di contenuto le nostre keyword dovranno essere utilizzate, se pagine di categoria, articoli di blog e via dicendo.

Di questo abbiamo già parlato ampiamente nel nostro webinar sull’analisi SEO semantica, in cui abbiamo analizzato la procedura per effettuare una keyword research efficace e tradurla in un piano di contenuti utile non solo in ottica SEO, ma anche di business.

Ricapitolando, una buona architettura delle informazioni di un sito web è un passo imprescindibile per chiunque voglia approcciare la creazione di un sito web in ottica strategica, e che ci serve per:

  • indicizzazione e posizionamento su Google, quindi visibilità e traffico
  • creazione di una user experience ottimale, quindi una maggiore permanenza degli utenti sul sito e maggiori possibilità di conversione
  • dare il giusto risalto alla nostra offerta, quindi a far conoscere il brand e a vendere 

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Giulia Barbini
Giulia ricopre il ruolo di Digital PR e Content Marketing Specialist in Meta Line.
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